Convegno pastorale diocesano: chiamati a raccontare la propria esperienza viva di Gesù

“Sogno una catechesi che….” è il titolo del Convegno pastorale diocesano che si apre oggi giovedì 18 settembre 2025 nei locali della chiesa parrocchiale della Ss.ma Annunziata a Bassagrande.  Nella prima giornata di convegno il tema sarà quello dell’annuncio narrativo kerigmatico, mentre nella seconda al centro ci saranno gli Orientamenti diocesani: infine al termine il vescovo Mario conferirà il mandato a coloro che svolgono un servizio di annuncio e catechesi a bambini, giovani e adulti.
Le attività del convegno saranno guidate da Fabrizio Carletti del centro studi “Missione Emmaus”. Laureato in Scienze Politiche, specializzato in socio-antropologia e psico-pedagogia presso l’Università degli Studi di Perugia, Fabrizio Carletti ha intrapreso studi teologici e nell’ambito delle scienze organizzative, ed è uno dei quattro fondatori del Centro Studi “Missione Emmaus”. Ha lavorato come formatore in diverse comunità, parrocchie, diocesi, istituti e congregazioni, accompagnando la formazione e i processi di cambiamento. Infine collabora con l’Ufficio Catechistico Nazionale nell’equipe della formazione.
Dalle pagine del settimanale diocesano “Vita Apuana”, Carletti ha rilasciato una intervista nella quale ha anticipato alcuni dei temi del Convegno pastorale.
«È chiesto oggi di uscire da un approccio sistematico della catechesi, quello in uso da buona parte dei sussidi prodotti e in produzione, dove abbiamo detto dall’A alla Z cosa vuol dire essere cristiani e chi è Gesù. Possiamo stare sereni se non diciamo tutto, perché non è una teoria che stiamo condividendo, ma l’incontro con una persona e se questo è vero la sua conoscenza si compirà lungo tutta la nostra vita».
«Trasmettere la fede – continua Carletti –  è trasmettere la vita, la mia vita vissuta e provata, sperimentata e sperata dentro questa relazione vivificante di senso che avviene con Gesù. Il kerygma allora si traduce in un incontro diretto con Lui mediante la Parola, le storie, la comunità, dei gesti, dei simboli, dei riti, delle emozioni… che siamo chiamati a sperimentare e rinarrare».
Scarica in allegato la pagina del settimanale con l’intervista completa.