COMUNICATO DEL 19 SETTEMBRE 2026
Nei giorni scorsi il sindacato della polizia penitenziaria ha riportato l’attenzione sulle condizioni della Casa di Reclusione di Massa: 309 persone detenute a fronte di 176 posti, un organico ridotto e in gran parte prossimo alla pensione. Sono numeri che pesano — sui detenuti, ma anche su chi ogni giorno lavora dentro quelle mura.
Come Chiesa quel carcere lo frequentiamo: il cappellano e la Caritas diocesana ne conoscono i volti e le fatiche. Per questo non possiamo tacere.
Il sovraffollamento non è soltanto un problema di spazi. Rende più gravoso il lavoro di tutti gli operatori e, come è già accaduto, impedisce di attivare quei percorsi — formazione, lavoro, relazione — che danno alla pena il suo senso: non solo punire, ma restituire a una persona la possibilità di ricominciare. Un carcere che non riesce a fare questo diventa un problema per tutti, perché rischia di riconsegnare alla città uomini più fragili di come li aveva ricevuti.
Per questo guardiamo con speranza alle esperienze che, pur in mezzo alle difficoltà, continuano a costruire: il lanificio, la sartoria, le attività che offrono ai detenuti un mestiere e una dignità. Sono realtà da sostenere e da ampliare, non da lasciare sole.
Da tempo, attraverso la Caritas, chiediamo l’istituzione di un Garante dei detenuti: una figura che possa collaborare con l’Amministrazione penitenziaria e fare da ponte tra le istituzioni, soprattutto in una fase così delicata. Torniamo a proporlo — non come rivendicazione, ma come offerta di collaborazione — mettendo a disposizione ciò che la nostra comunità conosce e può fare.
Non spetta a noi indicare le soluzioni tecniche. Spetta a tutti, però — a chi ha responsabilità politiche e amministrative, e a ciascuno di noi — non voltarsi dall’altra parte.
+ Mario Vaccari, Vescovo di Massa Carrara-Pontremoli
Don Michele Bigi, Cappellano del carcere
Don Maurizio Manganelli, Direttore della Caritas diocesana

