“È Natale, andiamo al presepe!”, messaggio di auguri del vescovo Mario

È Natale, andiamo al presepe! Dalla testimonianza dei pastori e dei magi, che Maria e Giuseppe raccolgono, sappiamo anche noi – loro lo sanno già dalle rispettive annunciazioni, ma ora ne hanno la conferma – che quel bambino posto nella mangiatoia è il Messia, il Figlio di Dio.

Il Tutto di Dio si manifesta in un frammento di vita: la rivelazione di Dio si fa nella piccolezza. E Tutto questo avviene nel silenzio di una notte fredda, in una delle tante grotte di Betlemme perché Maria e Giuseppe «non avevano trovato posto in un albergo». Le opere di Dio si compiono sempre nel silenzio e nel nascondimento: «mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo corso, la tua parola onnipotente discese dal cielo, dal tuo trono regale» (Sap 18, 14-15). Il Dio onnipotente, creatore del cielo e della terra, sceglie di manifestarsi nel Bambino di Betlemme, circondato dal bue e dall’asino e dalle cure di Maria e Giuseppe per segnare un nuovo inizio dell’umanità. I nostri occhi, unti con il “collirio” dello Spirito (Ap 3, 18c), possono scoprire con meraviglia – con gli occhi di Dio – che Egli ha scelto la via della piccolezza, per discendere in mezzo a noi. «Ecco lo stile del Signore, che siamo tutti chiamati a testimoniare: i profeti annunciano la promessa di Dio parlando di un piccolo germoglio che spunterà (cfr. Is 11, 1), e Gesù elogia i piccoli che confidano in Lui (cfr. Mc 10, 13-16), affermando che il Regno di Dio non si impone attirando l’attenzione (cfr. Lc 17, 20-21), ma si sviluppa come il più piccolo di tutti i semi piantanti nel terreno (cfr. Mc 4, 31). Questa logica della piccolezza è la vera forza della Chiesa» (papa Leone XIV, omelia alla comunità cattolica di Istanbul del 28 novembre 2025). Lo Spirito del Signore sceglie il piccolo, sempre, perché non può entrare nel grande, nel superbo, nell’autosufficiente. È al cuore piccolo che avviene la rivelazione del Signore.

Davanti al presepe riscopriamo il valore del silenzio e della piccolezza di Dio, che ci fanno entrare nel cuore della spiritualità di san Francesco e ci fanno incontrare, per le nostre strade, i semplici, i piccoli, i poveri, le persone che fanno fatica a ritrovare il senso della vita e a superare quella percezione di angoscia e oppressione che spesso ritroviamo anche in noi nelle complesse vicende del nostro mondo. «Tutti i frati si impegnino a seguire l’umiltà e la povertà del Signore nostro Gesù Cristo, e si ricordino che nient’altro ci è consentito di avere, di tutto il mondo, come dice l’apostolo, se non il cibo e le vesti, e di questi ci dobbiamo accontentare (Cfr. 1Tm 6,8). E devono essere lieti quando vivono tra persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli, tra infermi e lebbrosi e tra i mendicanti lungo la strada». (san Francesco, Regola non bollata 9, 1-2) La promessa dell’Emmanuele, il Dio con noi, il Dio che promette ai suoi discepoli, «ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20) si realizza su quella mangiatoia, in quel presepe, che arriva fino ai giorni nostri attraverso l’altare su cui si celebra l’Eucarestia. «Ecco, ogni giorno egli si umilia (Fil 2,8), come quando dalle sedi regali (Sap 18,15) scese nel grembo della Vergine; ogni giorno viene a noi in umili apparenze; ogni giorno discende dal seno del Padre (Gv 1,18; 6,38) sull’altare nelle mani del sacerdote». (san Francesco, Ammonizione Prima)

Andiamo al presepe e contemplando ‘con gli occhi di Dio’ questa scena, invochiamo il Signore Gesù, nato a Betlemme: “Se per noi l’esperienza dell’infanzia è così difficile, per te non lo è, Figlio di Dio. Se inciampiamo sulla via che porta alla comunione con te secondo questa piccola statura, tu sei capace di togliere tutti gli ostacoli che ci impediscono di fare questo. Sappiamo che non avrai pace finché non ci troverai secondo la tua somiglianza e con questa statura. Permettici oggi, Figlio di Dio, di avvicinarci al tuo cuore. Donaci di non crederci grandi nelle nostre esperienze. Donaci, invece, di diventare piccoli come te, affinché possiamo esserti vicini e ricevere da te umiltà e mitezza in abbondanza. Non ci privare della tua rivelazione, l’epifania della tua infanzia nei nostri cuori, affinché con essa possiamo curare ogni orgoglio e ogni arroganza. Abbiamo estremo bisogno, stasera, che tu riveli in noi la tua semplicità avvicinando noi, anzi la chiesa e il mondo tutto, a te. Il mondo è stanco e sfinito perché fa a gara a chi è il più grande. C’è una concorrenza spietata tra governi, tra chiese, tra popoli, all’interno delle famiglie, tra una parrocchia e un’altra: chi è il più grande tra di noi? Il mondo è piagato da ferite dolorose perché il suo grande morbo è: chi è il più grande? Ma oggi abbiamo trovato in te il nostro unico medicamento, Figlio di Dio. Noi e il mondo tutto non troveremo né salvezza né pace, se non torniamo a incontrarti di nuovo nella mangiatoia di Betlemme. Amen”. (Matta el Meskin)

+ Mario Vaccari, ofm