«È stato importante andare in Terra Santa, soprattutto in questi giorni – ha detto il vescovo Mario dalle pagine del settimanale diocesano “Vita Apuana” – non solo per una vicinanza ai cristiani e alle popolazioni, ma anche per comprendere le motivazioni del conflitto arabo-israeliano, per vedere soprattutto il punto di vista delle popolazioni palestinesi che è diverso da quello narrato dai media occidentali».
Queste alcune delle riflessioni del vescovo dopo il pellegrinaggio dei vescovi toscani, che dal 9 al 13 giugno si sono recati in Terra Santa. Un viaggio che in realtà era previsto già dallo scorso anno nel mese di ottobre, ma che per motivi di sicurezza era stato annullato prima della partenza. Anche quest’anno dunque, “i venti di guerra” che soffiano sul Medio Oriente hanno condizionato il programma del pellegrinaggio, costringendo i vescovi a partire con un giorno di anticipo e a trasferirsi in Giordania, dopo aver vissuto giornate intense di spiritualità e amicizia, assieme ai cristiani d’Oriente.
Tra le tappe principali, ci sono state non solo la visita ai luoghi della fede come il Santo Sepolcro oppure la Basilica del Getsemani, ma anche a strutture di servizio, come l’ospedale Saint Louis, gestito dalle suore di San Giuseppe dell’Apparizione, un piccolo centro per cure geriatriche, oncologiche e palliative, aperto a tutti. Oppure ancora la Casa del Fanciullo a Betlemme, una casa famiglia che accoglie ragazzi tra i 7 e i 18 anni.
Molte dunque le realtà incontrate dai vescovi nel loro pellegrinaggio, che oltre ha rappresentare una esperienza spirituale intensa, è stata l’occasione per toccare con mano le condizioni in cui vivono le popolazioni in quelle terre.

